martedì 17 marzo 2026

La mia Recensione: The Blue Herons - Demon Slayer




 Alex Dematteis

Musicshockworld
Salford
17 Marzo 2026



The Blue Herons - Demon Slayer


Quando l’affetto, la socievolezza, la curiosità, il bisogno di un contatto fisico diventano le caratteristiche principali e definitive di un felino, e nella fattispecie dello Sphynx, sappiamo che, se siamo alla presenza di una relazione con gli esseri umani, ci troviamo, conseguentemente, dentro il circuito della bellezza, del valore di un legame dolce e sensato.

Tornano Andy Jossy e Gretchen DeVault ed è una cascata di goduriosa e vivace propensione a fare della vita la necessità di stabilire, proprio come con il gatto nudo di cui sopra, una relazione con quella parte della musica che desidera vicinanza, conoscenza, memoria storica, in un abbraccio circolare e concreto: canzoni che profumano di rispetto, curiosità, eleganza, meticolosità e una profonda attitudine a fare del tempo uno scrigno colmo di freschezza, sogni, missive, racconti, dialoghi, contemplando sempre la presenza del buon gusto e di gittate poderose di delta, reverberi, fuzz, ritmi sincopati e la sensazione di una decisa attenzione verso i dettagli, la volontà di un concept album sonoro, di testi che respirano di leggerezza e profondità, in una forma che consente di sentirsi al sicuro con queste composizioni. 


Un miglioramento, una maturità nella scrittura di queste pillole dorate da parte di Andy impressionante, che lo colloca, finalmente, sul podio di chi non scherza con la musica, con i suoi metodi lavorativi che esplorano la duttilità, il senso, l’alchimia, la perlustrazione, la gioia, la malinconia che non sfocia mai nella tristezza, finendo per distribuire raggi di sole nelle notti in attesa di luce…

La sua abilità multistrumentale era nota ma ci troviamo, totalmente, nel pieno del suo baricentro, con tantissime idee, arrangiamenti, e con una mano esperta nel pitturare i suoni con il suo stile, mai negligente nei confronti dei suoi ascolti, trascorsi e gusto personale. Ha saputo, però, definire e contornare le sue aspirazioni e propensioni verso la definizione, approfondendo soprattutto la possibilità di vestire ogni canzone con continue variazioni, conferendo la sensazione, strepitosa, che ognuna di loro sia in realtà la somma di tante altre…


In tutto questo Gretchen è una conferma meravigliosa: nel suo stile di scrittura c’è l’anticipo delle sue corde vocali, la sua predisposizione a essere una serie di gocce d’acqua che nuotano tra le stelle. Magnetica, deliziosa, rassicurante, la sua voce permette a quest’opera di essere una credibile ondata di pulsioni che stabiliscono contatti e confini, una educata lezione di stile, che, tramite una perfetta produzione, mette le sue doti bene in vista, un fatto importante per questi generi musicali che tendono spesso a nascondere il timbro, le parole, diventando solo una sensazione. Qui no: il cantato si trasforma in uno strumento che si fa rispettare, che si accomoda negli incredibili esercizi espressivi di Jossy, con il risultato di compattare i ruoli e di poter essere accolto come un blocco artistico che ci prende la mano e ci insegna che la beltà rende possibile l’antica coniugazione tra la forma e l’estetica. 


La cantante proveniente dal Michigan pare dare all’interpretazione lo start di infiniti brividi, allineare le sue intenzioni con capacità in continuo sviluppo, un foulard che cavalca le dinamiche Jangle pop e Dream pop del talentuoso musicista svizzero, arrivando a planare nel girone dell’incantesimo, celebrando la serietà di questi generi spesso presi poco in considerazione.

Demon Slayer è un diario cinematografico che sorvola le montagne del pensiero, passa tra le pianure della quotidianità e sale verso un cielo che con queste undici stelle finalmente rende lo sguardo completo. 


Ritrovare l’entusiasmo dei bei tempi della Sarah Records, della Bella Union, della Rough Trade, della Luxury Records, conduce a stabilire la scelta di non dimenticare, di descrivere quei meravigliosi coriandoli per stabilirli nell’eternità. Un album che distribuisce i giusti utensili per manovrare perfettamente i raggi di vita, l’incoscienza onirica, la coscienza, formando la mente a divenire un corpo a sé, un pilota in partenza verso nuovi panorami. Vi sono tutte le strutture che ne fanno un atto poetico, coraggioso, snello, consentendo allo studio freschezza e stimoli continui, un gioiello che rende i nostri sguardi soggetti a un delizioso rapimento. La freschezza armonica attrae, l’orecchiabilità diviene un concetto pragmatico, le chitarre (numerose e spettacolari) sono parte di un mosaico e non l’ingrediente principale, la psichedelia si affaccia (come un romanzo segreto ma necessario), l’avant noise e lo shoegaze sono spalle che amalgamano il tutto, con il post-punk che, inevitabilmente e piacevolmente, solidifica l’insieme per rendere l’ascolto un caleidoscopico viaggio sensuale. 


E la mente torna al compito, mai riconosciuto ma essenziale, che fu degli Absolute Grey, con l’atto artistico musicale come anello di congiunzione, un bacio tra la realtà e i mondi circostanti. Quella che ascoltiamo è una vacanza che lascia la sabbia nelle valigie, il profumo di una esperienza che creerà nuovi approdi, un’esperienza vissuta prima velocemente e poi in grado di rallentare. Un insieme di racconti che i due pittori hanno messo sul pentagramma, attraversando epoche e mode, stili e momenti essenziali, per trasferire il tutto in una capanna di alta montagna, nella quale ogni suono è una preghiera laica, autorevole, aristocratica, capace di consegnare silenzi e vibrazioni. 

Tutto è polivalenza pura, un destreggiarsi tra corridoi sonori in cui il buon Andy ha saputo rispettare il suo passato ma dilatando la forma canzone, creando spazi di sospensione, di arricchimento, diversificando di molto il suo stile per raggiungere il proprio paradiso interiore, consentendo a Gretchen di fare altrettanto, per un combo che qui stabilisce il significato dell’unione tra il talento e il duro lavoro. Il risultato è un pomeriggio che arriva fortificato alle porte della notte, per trasferire i concetti nei sogni, dando al risveglio nuove energie, come una calamita che spiana ogni difficoltà, con capacità e immenso coraggio. 


Questo gioiello meriterebbe il palco delle vostre attenzioni, di rimanere negli ascolti per generare un nuovo concetto di legame, un rapporto su cui fare affidamento. 

Veniamo inoltre catapultati tra quattro mura, quelle di Lost in a Chateau, vero perno dell’album, il momento nel quale Gretchen ci mostra i suoi scrigni segreti e consente al nostro viaggio di sentire il rumore della sofferenza, avendo il principio di far sembrare tutto un riflesso rispettoso e luminoso…

L’effervescenza pop si coniuga con filastrocche dal sapore antico, generando quella confidenza indie pop in cui poter danzare con i pensieri, sognando a occhi aperti, ma anche leggere la realtà dell’esistenza. E in questo i testi di Gretchen sanno essere igloo, arcobaleni, coperte, diari, una esibizione teatrale che lascia sempre aperta la possibilità di interiorizzazione. Si sente la sperimentazione nei confronti delle varianti ritmiche, di atti di confessioni mai melodrammatici. Tutto ciò non risulta come una compilation bensì un flusso energetico che conquista, con il supporto di transizioni che aprono il feeling della saggezza con il coraggio di vivere il momento. 


Quello che suscita davvero gittate di grandi emozioni nel Vecchio Scriba è vedere che la coniugazione tra la Svizzera e gli Stati Uniti ci trasporta nella patria del Jangle pop, la Nuova Zelanda, iniettando il bisogno di trasferimento immediato in quel continente: tutto pare un oceano che assorbe ogni negatività, finendo per fare dell’ascolto un viaggio senza clessidra.


In più vive l’eccitante consapevolezza di richiami brevi, sicuramente potenti, ma mai limitativi, con le ultime quattro decadi: i due sanno come allontanare ogni idea del già sentito pienamente, ideando presenze e vie di fuga per generare un profondo flusso di originalità e indipendenza. Ed è proprio in questo punto che brilla questo lavoro, che lo rende sacro e inattaccabile, e al quale dobbiamo conferire meriti e devozione totale…

Rispetto al passato, Andy equilibra perfettamente gli spazi e le responsabilità tra la parte musicale e il cantato, in modo onesto e sapiente, riuscendo a non conferire a Gretchen il ruolo di comparsa o di elemento principale e a ottenere il risultato di una economia significativa che fa dell’ascolto un applauso distribuito perfettamente per i due. 

Allegria, spensieratezza, ponderazione e verità trovano in questo percorso un senso compatto, finendo per dare concretezza a un insieme che crea beneficio, consolazione, per fare in modo che l’appuntamento tra chi scrive e chi legge diventi la meraviglia di questa espressione umana…


Song by Song


1 - Take A Break

L’amore apre l’album, con la presenza e la fedeltà, lo stesso abito su due pelli diverse: con la stessa unione dei muscoli e della melodia dei canadesi Alvvays e la facilità di essere conquistati dal saliscendi sonoro, Andy e Gretchen aprono le danze con un brano veloce a incunearsi nella testa e nel cuore, con cambi atmosferici, la presenza di una chitarra semiacustica, e il delirio immenso di note che cascano nell’ugola di una cantante nata per deliziarci con la sua dolcezza, con il suo soaring che ammalia…



2 - Demon Slayer

Saper anestetizzare gli incubi è un’impresa immensa, qui rafforzata da un treno che accompagna i giorni in questa necessità. Il ritornello è uno scialle che fa danzare sorridendo, con le sferzate jangle pop di Andy, unita a una sensualità Dream Pop efficace. Il basso si impone quando la batteria viene arrestata e l’organo crea uno stato di trance davvero lodevole. La cantante ci invita a darci una mossa, a lasciare il letto delle nostre pigrizie e il finale Shoegaze un regalo immenso…




3 - Silent

I Mazzy Star rivelano l’antica propensione slowcore del musicista svizzero e l’intenzione di regalare acumi tecnici sonori impressionanti. Il ritmo rallenta ma si scorgono impeti tenuti a bada dai movimenti vocali, qui morbidi seppure in presenza di un registro vocale alto. Un quadro che parte dalla stanchezza per giungere al bisogno di finire questa corsa rivelatesi pesante: Gretchen ci conduce nel suo buio con attenzione, delicatezza, come un sospiro in cerca di un veliero per andarsene via… L’arpeggio di Andy ci riporta ai giochi atmosferici dei  Laughing Chimes, e anche, attraverso un organo quasi immobile ma denso, ai mulinelli pieni di vento degli Sneetches, band della Bay Area che torna più volte in questo album. 




4 - Fight Or Flight

L’orizzonte, in questa meravigliosa pillola neopsichedelica, è un cammino da fare insieme, per lasciare le difficoltà e piantare una nuova bandiera. Ci si ritrova cosi in un denso incrocio di onde e di dune, con i brillii sonori che illuminano le grandi potenzialità della musica di essere un lungo abbraccio. I due musicisti qui conoscono la possanza di uno Shoegaze in cui il fuzz si nutre di particolari escursioni melodiche per essere un diamante in volo…




5 - Promises

L’infinito è nel cielo, nello spazio, che diventa una profonda necessità della cantante, abile nel fare delle promesse un impegno doveroso. In questo contesto, trova il supporto di una tavolozza che ci ricorda i Patio Solar e gli Another Sunny Day, per un caleidoscopico momento davvero nutriente. Flussi di chitarre ben educate fanno da sponda al cantato, in questo caso una carezza robusta…



6 - Decay

Può una canzone farci tornare alle serene notti dell’estate? Certamente: Decay ci riesce grazie alla malinconica ma leggera scrittura del testo e la chitarra che pare uscita da una session acustica segreta di Johnny Marr. Ed è festa dei sogni, delle esigenze che scorrono con questo drumming perfetto, la texture musicale che accompagna il tutto come un affluente nel mare delle più limpide emozioni…



7 - Willow

In attesa dell’alba, della vita che si manifesta in pienezza, questa  chicca descrive perfettamente l’attesa, la indirizza donandole coraggio, mistero, divenendo una guida irrinunciabile. Con echi dei Cast, dei Whimsical di Neil Burkdoll e di Krissy Vanderwoude, il brano è una giostra, una gittata di luci in cui il Dream pop viene accompagnato da uno shoegaze attento e discreto. Ci si ritrova in un altro tempo, in altri luoghi come si auspica Gretchen..


8 - Lost In A Chateau

Dai maggior ritmo ai Durutti Column, ricordati dei Blueboy e avrai la base di un poderoso delirio, il brano in cui il genio di Andy si prende lo spazio e Gretchen lo rende perfetto: quando le emozioni si compattano a un duro lavoro di incroci, di suggerimenti, di suggestioni, tutto si presenta come un forziere da custodire nel cuore…



9 - My Way

Nascondersi, non regalare se stessi in modo ingenuo: una grande lezione di vita fa di questa nona traccia un arcobaleno morale in cui trovare lo stretto necessario che definisce la saggezza. Qui occorre la leggerezza del Jangle pop e l’intimità del Dream pop, con le chitarre in sottofondo, il basso pulsante, il drumming secco e potente, la voce che guida e stabilisce la magia di un racconto in cerca di protezioni… Andy ama gli stop and go raffinati, senza strappi, finendo per trasformarsi in un’instancabile raffineria di liquidi ancestrali…



10 - Turned To Stone

Tra U2, The Field Mice, gli Heavenly e l’irruenza educata degli Hearthrobs, il penultimo episodio sa miscelare le immense doti vocali, con le sue oscillazioni e i voli vicino alle stelle e un prezioso controcanto, e le manovre continue di Andy, che varia, crea arrangiamenti, inserisce fini tessuti armonici, per fare di questa creazione una lezione di classe  eccelsa… 



11 - Empty Spaces

Per la chiusura di questo gioiello miracoloso, abbiamo il brano più lungo, quello più bisognoso di stratificazioni, come summa di multiple direzioni e intenzioni, con una epicità resa evidente dalle mille attenzioni in ogni suo momento, con un pathos che strega, conduce alle lacrime e rivela la pienezza di due talenti qui sopra tutto e tutti. Un tentativo, riuscito, di provare tutte le vie messe a disposizione di questo confronto tra anime pulite ed eccelse, in grado di essere intime e fosforescenti, in uno studio molecolare di ogni nota, per una equazione di imponenti intrecci umani e artistici. Una lunga parte strumentale diventa l’addio che chiede il ritorno del contatto, un congedo non definitivo materializzato da un arpeggio denso e il cantato di Gretchen, che qui ripete il controcanto per poi aggiungere un’altra parte vocale che sublima il tutto…


https://theblueherons1.bandcamp.com/album/demon-slayer



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