sabato 31 gennaio 2026

La mia recensione: Loom - Unicorn


 

Loom - Unicorn


Petali di ghiaccio fanno della volta celeste svedese il tempio della profondità: in un mondo nel quale la bellezza diventa un disimpegno, un atto veloce, un consentire a se stessi di non dedicarsi allo studio di ogni forma, ecco che la band di Kalmar, con la sua nuova canzone, regala a tutti noi la possibilità di invertire la rotta. E con il connubio del testo di Fredrik Axelsson l’insieme si mostra compatto, deciso, sensato e illuminante. Il quintetto esibisce muscoli, ma non è solo forza: tutto ingloba una linea melodica che solo parzialmente viene nascosta da questa fiumana siderea di suoni e fasci di luci immersi in un cielo che arriva dai primi anni Novanta. Un ritorno alle origini, alla nascita della formazione, un impeto che sposta la tentazione di una scrittura decisa a rendere innocuo l'ascoltatore per condurlo, invece, proprio insieme a loro, a visitare i pianeti di una modalità artistica atta a misurare l’esperienza della solitudine malgrado la ricchezza del soggetto descritto nel testo. 


La band cattura il noise nella forma pop e informa la malinconia del fatto che un matrimonio inaspettato possa scorrere nei solchi di questi strumenti pieni di freschezza e astensione da ogni tentazione di fare di un brano un abito elegante, ma privo di significato. Allora ci troviamo avvolti da impeti inglesi provenienti dall’indie rock della band The Family Cat, dalle fiammate shoegaze di Ferment dei Catherine Wheel, in un tripudio di schegge nel quale nascondere il cantato di Fredrik, qui abile nel far arrivare le sue parole quasi con pudore e rispetto al contempo, in una glaciazione immensa e perfettamente strutturata. Il basso di Roland è il vero drumming, la guida che consente al tutto di cadere come una gittata di piombo sui sogni. Le chitarre vivono di tre distinti momenti, modalità, inclinazioni, portando la successione degli accordi a divenire un abbraccio epocale. Un brano che commuove, rivela, anestetizza l'imbecillità di chi scrive canzoni solo per esaltare il contatto tra musicisti e ascoltatori. Invece, proprio in questi minuti, vediamo l'impossibilità di toccare la band, questa composizione, diventando spettatori delle ferite della ragazza protagonista, così come del suo interlocutore. 


Ennesimo esempio di una formazione in crescita, alla ricerca di se stessa, di uno stile, e non di un format, per poter essere liberi di circumnavigare la vita senza false predisposizioni. Una creazione vera, una musica vera, un dipinto melanconico che ci permette di isolarci con noi stessi, ondata sonora come brina che bacia quel ghiaccio che scende da incantevoli luoghi…


Alex Dematteis

Musicshockworld 

Salford

1-2-2026


https://loom2.bandcamp.com/track/unicorn

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