Julian Cope - I Dreamt the Cosmos Atavistic
Presenziare solo a una parte delle possibilità che abbiamo a disposizione significa limitare la coscienza, far arrestare la conoscenza in un luogo dove i flussi sembrano escludere altro. Un concetto che vale per ogni forma di vita. Nella musica abbiamo esempi di approfondimenti che non sono accolti, conosciuti, e vengono sparsi nei meccanismi di cui si è scritto all'inizio. La scomodità di un impegno, della interiorizzazione, di un disagio che dia informazioni diverse solitamente non viene praticata. Ci si ritrova qui a parlare di un lavoro che desertifica ciò di cui normalmente siamo abituati a nutrirci, con una installazione celeste condotta soprattutto al rallentamento, alla dispersione dei cliché musicali, di ogni forma che generalmente è considerata accattivante, agevole, fluida nella sua masticazione. Il nuovo album di Julian Cope è una ribellione sapiente, sistemata totalmente nel mantra luminoso dato dal contatto tra la volta celeste e la mente del musicista, qui impegnato a tradurre la spiritualità e la ricerca in un generoso lavoro di contatti, in cui lo studio è una lente gigante per rendere piccolissimo ogni dettaglio descritto. Minimalisti, espansivi, energici e fuorvianti, questi tre brani sono una meravigliosa esplorazione di immagini che non possono essere fotografate attraverso l'immobilità, bensì con la radiografia continua di una introspezione che lascia nel cervello input e interrogativi. Notevole la quota di menefreghismo totale di ogni accoglienza: ci troviamo con i sensi tesi, con la paura, con il cielo che come una lumaca avanza nel nostro io ignaro dell’enorme forza di questo esercizio. Ciò che sembrano rumori roboanti, fastidiosi, noiosi e non interessanti in realtà sono i meccanismi che tacciamo, disconosciamo, ignoriamo e non fertilizziamo. L'aspetto spettacolare sono i bisbigli, i lenti flussi sonori che all’improvviso appaiono per scomparire immediatamente: una sfida alla logica, alla pazienza, un dispetto clamorosamente intelligente e in grado di esplorare l'invisibile.
E quando improvvisamente le composizioni si diversificano dai lunghi minuti precedenti, nei quali tutto sembrava una pietra ferma, ecco l'astuzia di un cambio di colore, di marcia, che offre pure una crescente tensione narrativa, in cui la prospettiva disegna insicurezze e tremori.
Un adoperare la teoria dello smarrimento in una modalità tipica del cinema muto, ma priva dei sottotitoli… Tutto è paesaggio, disabitato e solenne, con la teatrale ipnosi che immagazzina le nostre reazioni per farle diventare patetiche: Julian sorride beffardo, con la sua meditazione solenne, i suoi mantra e i suoi ghiacciai moventi verso un buco nero di cui non abbiamo percezione immediata. Ma è proprio lo spazio oscuro ad accendere la lampadina, a rendere praticabile in noi la paura della luce, della finta melodia, del nostro modo di intendere la musica. Uno studio proficuo ci conduce a scrivere, durante l’ascolto, le nostre reazioni, come se fossimo al contempo pazienti e psicologi, con la verità da stagionare, ascolto dopo ascolto di questo flusso permeante. Il nostro pensiero diventa una navicella spaziale, che vola nei sottofondi dell’oceano, nuota nelle lingue di ghiaccio dell'Everest, cammina nella lava di un vulcano e si spegne a contatto con la prima cometa incontrata.
Lo stato di trance provato disarciona le difese, non produce assuefazione e colora le percezioni, ci mette in transito con lo stupore quando sentiamo la voce dell’artista di Liverpool pronunciare le parole del titolo, durante Psalm Zero, in un semi-canto, che diventa terapia emotiva e ormonale di questo prodigio artistico penetrabile e impenetrabile: tutto dipende dalla nostra elasticità mentale e corporea.
Una possibilità terrorifica per chi ama le commedie, stando bloccati su una sedia di metallo, con briciole di suoni a penetrare ogni nostra reazione: IDTCA è una tortura che dilata il sangue e fa della mente una molla, in un balzo finale che ci rende dimentichi della nostra ignoranza…
Who Put All Of This è l'insediamento spirituale alla ricerca di una trama, adoperando suoni che si muovono in un abitato industriale, rumori e scariche elettriche all'interno di un bosco che alza il naso verso il cielo notturno, con una dilatazione finale eterea.
Stargarden palesa tenebre, in una tetra e lenta ricerca di un loop, che, magicamente, non arriva. Severa, avanza con una nota roboante, come un microscopio analizza ogni particella della psiche, in una seduta analitica di trenta minuti in cui il silenzio offre stelle argentate…
Psalm Zero è un film horror che gode del beneficio della voce di Julian, libero poi di esprimere un ispessimento della trama armonica, un caos ordinato, con un’attitudine industrial nei cromosomi di un filone ambient, come un incrocio impossibile da evitare. Tracce elettroniche scuotono il percorso e ci si ritrova in una girandola spaziale.
Un'opera animalesca, in cui gli elementi della natura approdano nel luogo che si pone maggiormente lontano da ogni espressione moderna del concetto di musica. Tutto stride, coinvolge il duro lavoro di pazienza, infligge al non meritevole gusto una poderosa sconfitta e semina la speranza di una metamorfosi che ridia all’esercizio dell'ascolto un ruolo antico. Non un anacronismo sterile bensì un invito a rallentare, anche nella musica, i ritmi, le perversioni umane, per ricondurci al contatto con il circostante, come un’osservazione laica del creato.
Non è coraggio artistico, crisi, pazzia o quant'altro, bensì uno sconfinamento nei luoghi della costruzione di una anima più sicura e bilanciata. Sensato, maestoso, opprimente in un modo davvero celestiale (per creare allegorie, metafore e flussi di energie selezionate), questa è davvero un’opera autentica di abbandono e distanze…
Semplicemente un monumentale percorso di aggregazioni e rifiuti, da cui possiamo solo partire per far immergere il nostro pianto nei canali irrigatori delle nostre menti….
Alex Dematteis
Musicshockworld
Salford
22 Gennaio 2026
https://merchandiser.headheritage.co.uk/products/i-dream-the-cosmos-atavistic
https://www.youtube.com/playlist?list=PLxOdPtLRV6i3MbQ5KAM4sRZXNMXRBLK7P
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