venerdì 13 febbraio 2026

Recensione di Marco Sabatini: The Stranglers - Feline




 


Marco Sabatini

Musicshockworld 

Offagna

13 Febbraio 2026




Immaginate per un attimo di essere The Stranglers sul finire del 1982: la critica musicale vi ha sempre maltrattato, soprattutto in patria, lasciando da parte "No More Heroes", ognuno degli altri cinque lavori in studio ha sempre attirato più critiche che consensi, avete però un solido stuolo di adepti che vi seguirebbero anche in mezzo alle fiamme, voi che fareste?

Loro mettono insieme un album che sorprende tutti, lo chiamano "Feline" e, a sottolineare la ferrea volontà di graffiare ancora il MusicBiz, in copertina piazzano una panterona, black on black.


Niente chitarre elettriche, atmosfere cocilianti, uso della drum machine, arrangiamenti super curati, e con JJ Burnell e Hugh Cornwell che si alternano alla voce. 


"FELINE" esce a Gennaio del 1983, un anno che vedrà i Rem di "Murmur" e i Violent Femmes come novità più intriganti in campo musicale Alternative Rock, mentre gli Spandau Ballet con "True", e i Duran Duran che solo verso lo scadere di Novembre usciranno con "Seven and the Ragged Tiger", confermano il loro momento di grazia.

Possiamo quindi affermare che il quartetto nato a Guildford annusa bene l'aria muovendosi con stile tra l'elettronica e il country folk.


In alcuni brani come "Let's tango in Paris" strizzano l'occhio al Cabaret come a seguire dieci anni dopo la scia dei Kinks, da "Lola" in avanti: se Ray Davis e soci avevano introdotto una potente sezione fiati, The Stranglers danno spazio alle tastiere del compianto Dave Greenfield che introduce il disco con uno spiazzante assolo di organo in "Midnight Summer Dream".

Altra analogia con The Kinks, precisamente con l'album che ho preso in esame pochi giorni fa, è il cambio di etichetta: i nostri passano alla Epic Records dopo l'esperienza così e così alla Emi e il management di Tom Visconti, mentre Ray Davis e soci erano passati alla Rca con l'intenzione di sfondare nelle charts, quindi un processo inverso ma in fondo simile. 


"I knew she was a feline 

 She moved with ease and grace 

 Her green eyes, they held mistery

 No emotion on her face."

Il singolo che troviamo al numero 9  in Uk e Irlanda subito nella prima settimana del 1983 è "European Female", supportato da un videoclip  appropriato nei giorni dell'avvento di Mtv Usa.

Ci resterà per sei settimane, forse troppo raffinato per la massa, sarà un parziale fallimento non riuscendo ad eguagliare i risultati di "Golden Brown" e "La Folie". 

"It's a small world" è sicuramente un brano da recuperare, elettronico il giusto, minimale ma brillante il cantato di Hugh. 

Più pretenziosa "All roads lead to Rome", secondo singolo estratto, un risciacquo poco incisivo.

Chiudono le danze "Blue Sister" con un interessante sguardo indietro alle sonorità dei primi album e "Never Say Goodbye" che celebra questa vena che sa di Flamenco e percorre un album in cui The Stranglers ancora riescono a stimolare indagini appetitose, prima del declino che condurrà, dopo altri due album, all'abbandono del progetto da parte del "poeta laureato dell'era punk" Hugh Cornwell.

Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.

Review by Marco Sabatini :The Stranglers - Feline

Marco Sabatini Musicshockworld  Offagna 13 February 2026 Imagine for a moment that you are The Stranglers at the end of 1982: music critics ...