Alex Dematteis
Musicshockworld
Salford
19 Febbraio 2026
Shesgot - A House Into a Body
Il vocabolario si sta svuotando, conseguentemente si riflette di meno, si parla peggio, ridicolizzando le lingue, rubando il bagaglio di tutti i popoli. Si trovano però momenti di esaltazione quando, ascoltando un album come questo, la ricchezza di diverse forme di comunicazione trovano il modo di emergere, adoperando parole, suoni, inclinazioni, prospettive e meravigliose ricerche, in questo insieme che ricorda il lungo percorso della formazione dei concetti e dei suoi metodi espressivi.
A House Into a Body adotta, comprime e fa dilatare ogni istinto per costruire, con un efficace lavoro di stratificate sinergie epocali, un corpo solido, dotato di una notevole autonomia. Per farlo circumnaviga generi espressivi diversi, a partire dalla metodologia di scrittura dei testi di Federico Palmieri (con un crooning contestualmente nervoso, disincantato, sublimemente tossico e suggestivo, sino ad arrivare a delle incantevoli performances melodiche), per poi rimarcare, attraverso l’ampio raggio delle musiche, il suono, i graffi, le esplosioni di cumuli densi di nervature che definiscono le varie e significative espressioni di un combo in cui la chitarra diventa lo stregone e il basso e il drumming i nervi che definiscono spazi cognitivi di grande valore.
Sparisce quasi del tutto la tentazione della melma nera di The Seeker, l’album di esordio del 2021, nel quale bagliori shoegaze e turbinii post-punk erano timonieri assoluti. Qui, invece, viviamo la drammaticità che abbisogna di maggiori dilatazioni e modalità per costruire un basamento multicolore e multiforme. Il rock vibra con riff e arpeggi, in affascinanti deserti notturni in cui vivono lampi erotici e cabaret in un teatro dal palco mobile, in continuo avanzamento, con un plot che racconta nevrosi e cecità di una realtà mutante e colpevole. Tic e soffocamento si uniscono per essere poligoni, i brani immensi bagliori densi di ombre e multiple complessità che timbrano l’attualità con l’onesta volontà di non fare sconti. Tra la vulcanica espressività dei The Boys Next Door, i filmati horror dei primi Virgin Prunes, la dialettica caleidoscopica dei The Dresden Dolls, il terzetto di Macerata forma un nucleo di composizioni atte a lacerare la forma canzone per garantirsi spazi intellettuali, manovrandole nel contesto di una seria libertà che ha l'intenzione di limitare le divagazioni e le velleità per divenire, senza dubbio, un universo concreto di torsioni e sperimentazioni. I fantasmi di David Lynch creano immagini che scaldano i cuori e le menti, un diario che dilata e compatta decenni di ricerca, in immersioni che traducono i geroglifici storici di una cultura ormai segregata e spenta.
Gli Shesgot se ne fregano di piacere, di creare stupide connessioni di contatti fuorvianti e badano al sodo: usano balestre lancinanti, contorsioni e intime nevrosi come scandagli e cornici, per inglobare sensi cognitivi con una longia corta, in cuoio, per dirigere queste canzoni che sono dei purosangue di indicibile forza e sensualità magnetica.
Affondi continui di robuste torsioni, con un vistoso eclettismo, un girovagare notturno che nasce dal tedio circolare che opprime, ottunde per togliere illusioni, declamando, piuttosto, il marmoreo sconfinamento verso la paranoia e la tristezza della modernità, usando, difatti, linguaggi e modalità antiche, con sussurri e grida degni di Bergman, per accerchiare la realtà e diversificarla. Ben vengano le devastanti distorsioni di Michele Caserta, con il suo basso rovente in due episodi e dita impregnate di sangue e la tecnica e il cuore preciso come il suo respiro nel suonare anche la batteria, riuscendo a prendere la storia dello strumento e fissarlo in operative ed eclettiche estensioni, facendo del drumming un velo per proteggere le magnetiche esplorazioni di Matteo Palmieri (al basso in sette brani) che con la chitarra crea disordini, crociate, arpeggi stregati e ritmiche sospese che fanno vacillare chi non comprende il suo eclettismo infinito. Insieme i tre sventolano la bandiera viola, fanno del cielo una fabbrica in preda al vento e lanciano mine lente, più pesanti, nel perfetto matrimonio tra la vita e la morte, arrivando a un cannibalismo estetico davvero liturgico.
Il Vecchio Scriba rimane inglobato in queste performanti forme dialettiche, incastonate in effervescenze e stagnazioni continue, in un girone dantesco, con folate ritmiche e perlustrazioni armoniche davvero impressionanti….
È tempo di provare a guardare questo insieme, con timore e rispetto, perché solo l'arte con la A maiuscola sortisce questo effetto…
Song by Song
1 - The Hall
Si entra nell’atrio di una casa incendiata da questa atmosfera spettrale, un crooning perfettamente appoggiato a un drumming nebbioso, la chitarra prima arpeggiata e poi laminata, con oscillazioni dream pop ma cupe, sino a un boato vocale tenuto quasi segreto. Un rituale, per principiare questo nuovo lavoro, con una introduzione che annichilisce con veemenza ogni pretesa pop. Qui si cammina nel fianco acido e mellifluo di tremori gotici…
2 - The Return
I Bauhaus incontrano la Fura dels Baus, per poi creare un’altalena melodica che cerca di disarcionare ogni fatica. Ed è involucro sacro, sino al cambio ritmo e a un mantra della chitarra che consente al basso e alla batteria di elaborare una protezione massiccia….
3 - Flames’ Night
La dolcezza nasconde il fremito, per poi diventare apoteosi e nevrosi, in una quasi ballad psichedelica dal profumo neofolk, in cui una forma pagana ci presenta una strega che vaga di notte, in questi solchi che evocano riti e lacrime perfettamente cullate da un vocio e suoni che circondano generi musicali in attesa….
4 - The Train
Il drumming è un binario e una locomotiva, il basso un fantasma nerastro, la chitarra un'antica croce post-punk e la voce un'eco di Rozz Williams e Peter Murphy con dosi di valium, per fare di questo brano una celebrazione ritmica del pensiero, attraverso riferimenti multipli in un archivio prodigioso…
5 - Home
Albori shoegaze si affacciano, ma è una feroce illusione: qui siamo al cospetto di una ricerca frenetica di cupe e meticolose perversioni mutanti, un diamante grezzo immerso nel petrolio, una marcia lenta, militare, duodeno e intestino che vengono lacerati, per costruire mura melodiche in espansione continua, tenendo la voce muta perché già è tutto dichiarato, facendo delle movenze della chitarra l’unico metodo per farci commuovere…
6 - Backseat
I Killing Joke entrano in una chiesa sconsacrata e sentono queste note: si celebra la sontuosa capacità di mostrare le ferite sulla pelle, in un apparato musicale legato a un inizio lento per poi sganciarsi e diventare un sacrario in cui la corsa trova i suoi nervi, rallentando nuovamente, mentre l’apparato ritmico crea nevrosi e si lancia in flussi corrosivi sublimi…
7 - The Fountain
Un terremoto del decimo grado della scala Richter coinvolge e sconvolge il teatro in cui si recita la vita, in smembramenti affascinanti e raccapriccianti, una detonazione che conosce armonia e melodia mentre tutto sbava e rapisce i sensi mediante lancinanti torsioni della chitarra e un drumming con ripetuti stop and go dentro la modalità che fu dei Death in June nel secolo scorso…
8 - Mark E. Smith
L’esaltazione del più grande genio di Salford avviene tramite perversioni apocalittiche, in frenetica esposizione, come se Manchester e i Fall diventassero un’odissea. Una telefonata tra una ragazza scozzese, Leyre Mann Vadillo (presente con la sua voce), e il nostro amico Marco Sabatini, per parlare dell’amore nei confronti della band mancuniana, genera la base di questo brano. Ed è un turbinio di cavi e spasmi, con il cantato che sostiene il duro lavoro ritmico con una litania incantevole e che appiccica le note al ventre….
9 - January’s Note
Questo incredibile lavoro si conclude con una slavina ritmica e armonica, con un cantato evocativo e i drammi di improvvise lacerazioni, qui tradotte e rese eterne da un calvario sonoro in cui la vocazione drammatica della liturgia pagana conquisterà molte anime…
Shesgot:
Federico Palmieri - Voci
Michele Caserta - Batteria e Basso in The Hall e Mark E. Smith
Matteo Palmieri - Basso e chitarre
La formazione di Macerata dal vivo comprende Giulia Tanoni al basso
Sarà pubblicato domani 20 febbraio su Bandcamp e SoundCloud
Disponibile anche in vinile edizione limitata 100 copie
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